Lo Sport al tempo del green pass

By 19 Settembre 2021 News

Sembra che il green pass sia la panacea di tutti i mali, ed in particolare della pandemia che ci affligge da quasi due anni. Tutti lo percepiscono come uno scudo magico, un lasciapassare alla stregua della bolla papale all’epoca del Sacro Romano Impero, l’unico e solo modo per riuscire a tornare alla normalita’. Lo sport non fa eccezione e quindi dall’inizio di Settembre e’ obbligatorio il certificato verde per frequentare palestre e piscine al chiuso. Ovviamente, fatta una regola, ci sono le eccezioni, e allora ecco che, per il momento, gli istruttori, allenatori ed educatori sportivi non sono obbligati ad averlo, cosi’ come lo sport che si pratica all’aperto, neanche per utilizzare gli spogliatoi. Queste sono le contraddizioni con cui ci dobbiamo confrontare quotidianamente e che non fanno altro che alimentare le polemiche, sia da parte di chi il green pass non lo ha e vorrebbe avere il diritto di praticare il proprio sport preferito, sia da parte di chi lo ha e vorrebbe essere tutelato avendo la sicurazza di avere accanto persone “sane”. E allora credo proprio la questione sia riduca a questo: non e’ il green pass in quanto tale che ci fornisce la tutela, la tranquillita’ di poter condividere momenti spensierati sfidando gli avversari e gioendo coi nostri compagni, e’ necessario andare oltre la certificazione e spingere per ridurre le probabilita’ di contagio il piu’ possibile e l’unica arma che abbiamo a disposizione, oltre il distanziamento sociale gia’ provato negli ultimi due anni, sono i vaccini.

Da buon ingegnere mi hanno insegnato a guardare i numeri, e guardarli nella loro essenza, senza limitarsi a prenderli per quello che sono, ma confrontarli, raggrupparli, dividerli per poi aggregarli in operazioni a volte al limite della logica matematica, per poter estrapolare informazioni che i numeri da soli non possono fornire. E allora colgo questa occasione per riflettere su alcuni dati: i grafici in figura riportano i numeri di contagi, suddivisi per fasce d’eta’, confrontando un campione di vaccinati e di non vaccinati. Si puo’ notare come i vaccini non proteggano dai contagi, notizia ormai risaputa, ma, mediamente, chi ha finito il ciclo vaccinale ha un quinto della probabilita’ in meno di infettarsi rispetto a chi non si e’ sottoposto a vaccinazione. Se riportassimo i numeri del grafico alla popolazione di Campogalliano, circa 8500 abitanti, significherebbe che sarebbero 200 i contagi di persone non vaccinate, mentre solo 40 nel caso di persone vaccinate. Questa circolazione del virus avrebbe come conseguenza, sempre riportandolo alla popolazione di Campogalliano, 5 decessi in caso di persone sprovviste di vaccino, contro nessun decesso nel caso di persone vaccinate, perche’ la probabilita’ di decesso per queste si riduce pressoche’ a zero (0.33 persone su 8500).
In tutto questo vale la pena osservare come i piu’ giovani abbiano un tasso di contagiosita’ maggiore, dovuto in larga misura al fatto che non rispettano le disposizioni di contenimento come l’uso delle mascherine e il distanziamento sociale. Per questo motivo la vaccinazione nei soggetti under 40, nonostante il tasso di mortalita’ per questa fascia d’eta’ sia pressoche’ nullo, e’ ancor piu’ importante: consente di limitare la circolazione e di conseguenza l’infezione dei soggetti piu’ a rischio, limitando quasi a zero il numero di decessi.

Quando ho avuto modo di confrontarmi su questo argomento con diverse persone, la prima obbiezione che mi sono sentito rivolgere e’ stata in merito agli effetti collaterali del vaccino. Un recente studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha concluso che chi contrae la malattia ha un rischio enormemente maggiore di avere danni gravi rispetto a chi si sottopone al vaccino. La figura sotto riporta l’incidenza degli effetti della malattia (colonne gialle) e degli effetti avversi nel caso di vaccinati (colonne blu). Si puo’ notare che gli unici effetti avversi per cui c’e’ un rischio aumentato rispetto a chi contrae la malattia sono l’herpes zoster (fuoco di S.Antonio) e la linfoadenopatia (ingrossamento dei linfonodi intorno alla sede di iniezione). Ovviamente questo confronta dati tra chi contrae la malattia e chi si sottopone a vaccino, che ritengo piu’ eticamente corretto rispetto chi confronta gli effetti collaterali del vaccino con la probabilita’ di contrarre il virus.

Mi rendo conto che molti penseranno che questo mio articolo, in questa sede, sia inopportuno e fuori luogo, ma ritengo che sia troppo importante lo sport con tutti i valori educativi e sociali che porta nelle nostre vite, soprattutto per gli adolescenti, per far si’ che il Covid possa condizionarlo e che un green pass possa escluderlo.

Abbiamo un modo per far si’ che questo non accada, vaccinarci!